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Category Archives: Divulgazione

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Progetto ARVO

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Cristianesimo e Religioni

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Ninive

Hartmann Schadel, “Liber Chronicarum” (Cronache di Norimberga), 1493, f.20.

Ninive fu la più famosa delle capitali dell’Assiria. Era posta sulla riva sinistra del Tigri e il suo insediamento era presente fin dal VI millennio a.C. Essa era situata vicino nei pressi dell’odierna città di Mosul, in Iraq settentrionale.

 Ninive su Treccani

Arcivescovo caldeo: cristiani e musulmani in fuga da Mosul, occupata dalle milizie islamiche

Arrigo VII

La discesa in Italia dell’esercito imperiale – Codex Balduini Trevirensis
L’apertura del sarcofago di Enrico VII a Pisa

http://www.youtube.com/watch?v=PaUjPbUtAKk#t=22

Un tesoro medievale nella tomba di Enrico VII – Oltre a corona, scettro e globo, è tornata alla luce una rara stoffa di oltre tre metri

http://www.unipi.it/index.php/tutte-le-news/item/4198-un-tesoro-medievale-nella-tomba-di-arrigo-vii

Via Francigena

La carta georeferenziata della Regione Toscana

http://www306.regione.toscana.it/mappe/index_francigena.html?area=francigena_multi_cluster

Fregio - Duomo di Fidenza
Fregio – Duomo di Fidenza

La timeline dell’Europa

Timeline dell’Europa

Isola di Ventotene – Lazio meridionale

Manifesto di Ventotene

Il Manifesto di Ventotene è un documento per la promozione dell’unità europea redatto negli anni quaranta da Altiero Spinelli , Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni durante il confino a Ventotene.

Altiero Spinelli , Ernesto Rossi, Eugenio Colorni e altri azionisti – Ventotene

Radici

Un medioevo aperto al mondo

di Massimo Montanari.

Estratto dall’intervento al convengo “La storia è di tutti. Nuovi orizzonti e buone pratiche nell’insegnamento della storia” Modena 5 – 10 settembre 2005

La domanda da porre a questo punto è molto semplice: dove abita l’identità? Nel passato o nel presente? Laggiù o quassù? La risposta è molto chiara: l’identità è qui, l’identità siamo noi, così come la storia ci ha costruiti. Eppure, un diffuso equivoco vuole che l’identità sia qualcosa da cercare, da trovare, da conservare: che abiti in fondo alla storia, là dove si ritrovano le nostre “radici”.
Le radici: altra parola equivoca, altro concetto pericoloso. Anche qui, la mia domanda è semplice: come sono fatte, quale forma hanno le radici? Da come spesso se ne parla, sembrerebbero fatte a forma di carota: il vertice in fondo sarebbe il punto da ritrovare, il luogo mitico delle nostre origini. Ma le radici sono fatte al contrario: scendendo in profondità si allargano. Più scendiamo nel terreno, più le radici si allargano. E si badi: la pianta, più le radici sono ampie, più è forte e duratura.
Allora, se proprio vogliamo giocare al gioco delle radici, io propongo di farlo seriamente e fino in fondo, di utilizzare fino in fondo la metafora (perché una metafora è sempre specchio della realtà che rappresenta). Cerchiamo le nostre radici? Benissimo. Più cerchiamo, più ci allontaniamo da noi. Più cerchiamo, più troviamo il mondo. Esattamente il contrario di quanto propongono certi mistificatori del gioco.

(…)
Intendo dire che identità e radici (concetti che spesso, ma abusivamente, tendiamo ad assimilare e a confondere) non sono la stessa cosa, anzi, sono cose lontanissime fra loro. Le radici sono là in fondo, l’identità è qui. Le radici sono la storia, l’identità siamo noi. Le radici, cioè le origini, di per sé non spiegano nulla: servono solo a rendersi conto di quanto siano complicati e contorti i fili della vicenda storica. Lo aveva sottolineato con forza Marc Bloch, quando, nel suo aureo libretto di riflessione sul mestiere di storico, intitolato “Apologia della storia”, metteva in guardia lo storico dal “mito delle origini”, che non sono le cause, e allo storico, in fondo, non interessano più di tanto.

APPROFONDIMENTI BIBLIOGRAFICI:
M. Montanari, Storia medievale, Roma-Bari, Laterza, 2000.
M. Montanari, La fame e l’abbondanza. Storia dell’alimentazione in Europa, Roma-Bari, Laterza, 1993.
M. Montanari, Il cibo come cultura, Roma-Bari, Laterza, 2004.

L’arazzo di Bayeux animato

Una versione dell’arazzo di Bayeux dove i ricami vengono animati a mostrare le vicende accadute intorno alla battaglia di Hastings del 1066.

Federico II e l’Islam

Franco Cardini, Rapporti tra Federico II di Svevia e l’Islam

Federico II e l’Islam (download)

http://www.francocardini.net/Archivio/2010/Federico%20II%20e%20l%27Islam.pdf

Gregorio VII

Ildebrando degli Aldobrandeschi di Sovana

http://www.homolaicus.com/storia/medioevo/riforma_gregoriana.htm

Sovana

 

Il mestiere di pensare

 

sifalog3La filosofia, oggi, ha un problema: non si riesce più a comunicare il lavoro filosofico di qualità a un pubblico colto ma estraneo alla filosofia come disciplina accademica. Questo lavoro, sostiene Diego Marconi (Il mestiere di pensare, Einaudi 2014), è oggi condotto attraverso pubblicazioni iper-specialistiche, dallo stile perlopiù inaccessibile, che presuppone una conoscenza del dibattito sui temi trattati e, spesso, alcune competenze tecniche. I classici della filosofia, invece, sono opere fruibili, per quanto dense e impegnative, da “un laureato in qualsiasi disciplina” (7). L’autore sostiene che la svolta specialistica pone problemi seri alla filosofia, perché: 1) la priva di legittimizzazione in quanto pratica sociale – come, aggiungo io, testimonia il recente dibattito sull’insegnamento della filosofia nella scuola; 2) i filosofi rischiano di perdere di vista il senso del proprio lavoro; 3) la specializzazione ostacola la comunicazione fra i filosofi e gli esperti di altre discipline. Questa non è pero una strada senza via d’uscita: Marconi menziona alcuni buoni lavori di comunicazione della filosofia contemporanea rivolti al pubblico colto dei non-specialisti e di divulgazione filosofica per un pubblico ancora più ampio, auspicando la proliferazione di questo tipo di letteratura.

Come siamo arrivati sin qui? Nel 1880 in Italia c’erano quarantasette professori universitari di filosofia e oggi ce ne sono circa mille. Con l’aumento del numero di filosofi è aumentato quello delle pubblicazioni filosofiche e ciò ha avuto un ruolo decisivo, secondo Marconi, nell’orientare la filosofia verso lo specialismo e nel trasformare l’immagine del filosofo, da quella di “architetto di cattedrali” a quella di “artigiano competente” (19). L’autore distingue tre forme di specialismo nella filosofia contemporanea: 1) lo “storicismo intrinseco” (cfr. Glock 2008), secondo cui i concetti filosofici hanno natura storica e possono essere colti solo alla luce della loro storia; 2) l’ermeneutica, che consiste nella “presentazione del modo in cui il concetto di X è venuto a svolgere il ruolo che ha nella nostra cultura” (21); 3) la filosofia analitica, tradizione entro la quale si colloca lo stesso Marconi e che concepisce la ricerca filosofica come volta alla risoluzione di problemi filosofici, considerati nella loro formulazione attuale, con attenzione al contesto delle scienze naturali e della matematica, attraverso l’elaborazione di argomenti la cui qualità deve essere vagliata dalla comunità dei filosofi analitici.

C’è però della filosofia che gode di ottima salute presso il pubblico ampio in Italia. Da un lato, Marconi osserva, c’è quella che non è propriamente filosofia: i “filosofi mediatici” sono filosofi di professione invitati il più delle volte a dire la propria su temi non filosofici attraverso i grandi mezzi di comunicazione. Dall’altro lato ci sono i cosiddetti “filosofi continentali” (per es. Deleuze, Foucault, Derrida, Habermas), capaci di parlare al pubblico colto in Europa continentale, perché ne condividono le radici culturali (per es. Platone, Hegel, Dostoevskij) e perché sanno stimolarlo intellettualmente accennando a “grandi abissi” del pensiero.

Marconi si occupa poi di ulteriori problemi di comunicazione della filosofia, dovuti alle divergenze di orientamento tra filosofi di diversi indirizzi e in particolare tra analitici e “tradizionalisti”, ossia studiosi dediti a studiare la tradizione filosofica, interpretando i grandi filosofi, più ancora che dedicandosi alla storia della filosofia in senso stretto (cfr. Glock 2008). L’autore rileva che ci sono alcune critiche legittime all’accentuato specialismo della filosofia analitica, come quella che nota come gli analitici rischiano talvolta di precludersi “la strada della saggezza” (97) focalizzandosi su questioni di dettaglio, e quella, indirizzata dagli storici a tutti i filosofi teorici, secondo cui questi ultimi sono spesso poco sensibili alle alternative teoriche disponibili a chi abbia una buona conoscenza della storia della filosofia.

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