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La botola dell’inferno e la Madonna del sasso

Ogni tanto, quando sono in giro per altri motivi, mi piace approfittare dell’occasione per vedere monumenti, piazze, edifici, affreschi, sculture per il puro gusto di riprenderci contatto. Qualcosa tra la flânerie, la scoperta, la visita e lo studio. È andata così che ho portato mio marito a vedere la botola dell’inferno nella chiesa di Sant’Agostino, a Lucca, solo per trovare la scusa di ripercorrere questa vecchia leggenda.

San’Agostino fu ricostruita nel XIV secolo in posizione addossata ai resti delle mura romane. L’interno è seicentesco e nella cappella laterale destra campeggia sull’altare l’immagine della Madonna del Sasso. L’opera, secondo Isa Belli Barsali[1], non è di particolare pregio ma presenta sulla spalla destra un segno che può far pensare a un buco. Su questo dettaglio la religiosità popolare ha costruito la storia del sasso lanciato in spregio alla Madonna da un uomo che non aveva visto esaudite le proprie preghiere.

Anonimo, Madonna del Sasso, chiesa di Sant’Agostino, Lucca, ca. XII sec.

Non esiste un vero e proprio fondamento agiografico, il primo che ne riferisce è l’erudito Daniele De Nobili (1582 – 1648) raccontando di una tradizione iniziata nel ‘400 e primariamente diffusa per trasmissione orale. Tra le versioni a stampa, una delle più antiche è quella di Cesare Franciotti: (1557 – 1627), che racconta la leggenda così:

In quella parte dei muri della Città, dove è hora la chiesa di S. Agostino, e già quella di S. Salvatore in muro, trovandosi dipinta pur’ una sacra Imagine di lei col Bambino in braccio, et accadendo che ivi per contra uno scelerato, et empio giocatore, per collera entrato in disperatione, tirò empiamente un sasso verso la detta Imagine, la percosse nella spalla, d’onde miracolosamente uscì sangue, di cui anco si vedono nella Imagine i segni, et le stille: fù da pia mano con bambagia raccolta quella parte, che cadè abbasso, et fino ad hoggi si conserva in vaso decente, e si mostra a chi vuole vederlo. Seguì però subito il castigo nella persona del sacrilego giocatore, per che la terra in quell’istesso luogo apertasi (come anco hoggi si vede) vivo lo divorò rimanendo aperta per ammaestramento de’ fedeli, et per segno della Divina giustitia[2].

Alla leggenda fu poi aggiunto il dettaglio che l’uomo scellerato era un soldato e anche oggi si può vedere la botola che lo inghiottì protetta da un pannello di ferro. Sopra, in perfetta coincidenza, è posto il dipinto che raffigura l’uomo inghiottito dalla voragine da cui fuoriescono fiamme mentre soldati e cittadini lucchese assistono all’evento[.

Giacinto Gimignani, Miracolo della Madonna del Sasso, chiesa di Sant’Agostino, Lucca, ca. 1648.

Sotto il dipinto e sopra la botola è posta una lastra di marmo che porta incisa la memoria di questo miracolo: Proluat ut culpam dat virgo / sanguinis undam / at cadit ignorans impius / esse piam  (per lavare la colpa, la Vergine emette il fiotto di sangue, ma l’empio cade ignorando la sua clemenza). Niente fa pensare che si tratti di qualcosa di più di una leggenda popolare ma è bello ricordarla.



[1] Isa Belli Barsali; Lucca : guida alla città, M. Pacini Fazzi, Lucca, 1988, p. 72.

[2] Cesare Franciotti, Historie delle miracolose imagini, e delle vite de’ Santi, i corpi de’ quali sono nella città di Lucca, appresso Ottaviano Guidoboni, Lucca, 1613, p. 494.

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