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Il latino charta indicava in modo generico la superficie sottile sulla quale si scriveva di qualunque materiale fosse la carta come noi la intendiamo è stata inventa in Cina nel II secolo d.C., si diffusa presso gli Arabi nel VIII secolo, è giunta in Italia nel XII secolo tramite i mercanti che trafficavano con gli Arabi di Spagna e la sua produzione in Italia inizia a partire dal XIII secolo |
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Dal latino codex letteralmente tronco d'albero, indicava delle tavolette di legno equivalenti alle nostre lavagnette scavate nella parte centrale e riempite di cera talvolta mischiata a bitume vi si scriveva graffiandone la superficie con uno strumento a punta (stilo), si cancellavano avvicinandole a una fonte di calore e stendendo di nuovo la cera |
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Da encaustum cioè preparato a fuoco, era fatto di nero-fumo e di gomma arabica, oppure di noce di galla e gomma, ma si usavano anche inchiostri metallici a base di vetriolo |
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Dal latino liber, indicava il sottile strato ligneo sottostante la corteccia di certi alberi da cui, in tempi remoti, si ottenevano superfici sottili adatte alla scrittura |
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Da minio cioè colore rosso, equivalente di rubrica. |
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La parola paleografia è composta dal prefisso paleo che significa antico, e dal greco graphia cioè modo di rappresentare le lettere nella scrittura. In altre parole è la scienza che studia le antiche scritture. |
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Il nome deriva dalla città di Pergamo dove nel II secolo a.C. si sarebbe risolto il problema della mancanza di papiro con l'uso di pelle animale opportunamente trattata. |
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Dal latino ruber cioè rosso il colore con cui si scrivevano le lettere iniziali o i titoli dei capitoli, servivano a distinguere le parti del testo. |
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Dal latino volumen derivato del verbo volvo cioè avvolgo questo nome deriva dall'uso di conservare avvolti i rotoli di papiro su cui si scriveva, la scrittura rimaneva protetta nella parte interna. |