Lo scalpello

Lo stilo

Il calamaio e la penna

Gli inchiostri

 

 
<< Home
     

 

 

 

 

LO SCALPELLO, REGOLO E COMPASSO

Ripartendo dalle tecniche più antiche occorrerà spiegare come si effettuava la scrittura su epigrafi di pietra. Evidentemente non si potevano usare penne a sfere o stilografiche e allora si pensò bene che era opportuno incidere le superfici con strumenti adeguati. Dapprima si tracciavano i caratteri con un gessetto, poi li si ripassava con un pennello stabilendo mediante il disegno tutte le caratteristiche delle future lettere, infine si tracciavano i segni scolpendoli con uno scalpello di ferro. Per eseguire correttamente le lettere ci si aiutava con una squadra che serviva a mantenere perfetta orizzontalità e allineamento delle lettere, e con un compasso poiché nell'alfabeto epigrafico le lettere erano idealmente racchiuse in un cerchio. Talvolta sono ancora visibili i segni lasciati dalla punta del compasso entro le lettere. Questo alfabeto fu usato anche per la scrittura su tavolette, con la differenza che il diverso materiale e il diverso strumento scrittorio ne modificarono l'articolazione.

<< Back

LO STILO

Sulla cera si scriveva con uno stilo, cioè con uno strumento appuntito da un lato per graffiare la cera e con una specie di spatola dall'altro lato per cancellare. Quando si voleva cancellare tutta la "lavagnetta" una volta che la si era riempita, bastava avvicinarla ad una fonte di calore ammorbidendo la cera per poi stenderla da capo uniformemente. Questo sistema di scrittura ha avuto un proseguimento per tutto il medioevo soprattutto per scrivervi conti privati e in Francia anche conti di pubblici uffici, nonché in ambito scolastico dagli studenti come lavagnette che portavano appese alla cintura e dagli scrittori per gli abbozzi dei loro testi.

<< Back

IL CALAMAIO E LA PENNA

Sul papiro si scriveva con un strumento più flessibile il calamo costituito da una cannuccia appuntita ad un estremo con un coltello ed aperta in punta mediante un taglio che ne aumentava la flessibilità. Da calamo deriva il nome calamaio, cioè in latino calamarium o theca calamaria. Nome erroneamente attribuito al contenitore dell'inchiostro, calamaio era l'astuccio del calamo; viceversa il contenitore dell'inchiostro, in latino atramentum, si diceva invece atramentarium. Il nome atramentum è dovuto al colore dell'inchiostro, infatti in latino atrum vuol dire scuro; il nome inchiostro ovvero encaustum è successivo e allude al fatto che è preparato a fuoco (causticum dal greco kausticos derivato da kaiein di origine indoeuropea). La cannuccia, se ben appuntita, lasciava un segno sottile ed omogeneo salvo che lo scrivano premesse la punta con maggior forza. Allora le due "ali" della punta si divaricavano e lasciavano un segno leggermente più grosso. In tal modo si potevano ottenere i primi effetti di chiaroscuro. La cannuccia fu usata anche per scrivere su pergamena.

La diffusione della penna di volatile avvenne nel IV secolo ma non possiamo dire con certezza quando il calamo sia stato effettivamente messo da parte perché da allora i termini calamo e penna si confondono al punto da rendere impossibile riconoscere quando si tratti dell'uno o dell'altro strumento.

<< Back

GLI INCHIOSTRI

Nell'antichità si conoscevano vari tipi di inchiostro.
Potevano essere preparati con
- fuliggine e acqua
- nerofumo e gomma arabica
- nero di seppia
- noci di galla e vetriolo
Questi ultimi, a base di vetriolo, a contatto con l'umidità hanno formato acido solforico (H2SO4) che ha finito per corrodere la pergamena fino a bucarla. Ecco che a volte al posto delle lettere sono rimasti dei piccoli fori. Nel VI secolo si utilizzava un inchiostro preparato facendo macerare nel vino dei rametti di biancospino o di prugnolo., mescolando a questa base nerofumo o vetriolo si riusciva a ottenere una tonalità più forte (uso invalso nel 1100). E interessante notare che le differenze degli inchiostri possono aiutarci sia nella collocazione cronologica che nella collocazione geografica di un testo. Ad esempio si sa che in Europa nel VII secolo si produceva un inchiostro marrone scuro, nell' VIII secolo si trova anche un inchiostro verdastro, in Italia si incontra un inchiostro dalle tonalità grigie o giallastre, in Irlanda e Gran Bretagna si usa un inchiostro nero. Si sa anche che nell'antichità si scriveva in rosso mattone, minio da cui miniatura cioè scrittura con il rosso, per distinguere o mettere in rilievo elementi del testo: le iniziali o le prime righe del testo. Nell'alto medioevo erano in rosso anche i testi che poi venivano spiegati mediante chiosa. In epoca carolingia cominciarono ad aggiungersi al rosso altri colori distintivi; in età gotica era molto diffusa l'alternanza rosso-blu. Nei testi più preziosi si arrivava perfino a scrivere con inchiostri a base d'oro o d'argento su fogli preventivamente colorati di rosso porpora. Le ricche miniature multicolori dei corali, dei salteri, degli antifonari sono caratteristiche di un epoca relativamente tarda. Quando nel IV secolo si cominciò ad adottare la pergamena ciò ebbe conseguenze sulle caratteristiche della scrittura.

<< Back