Il rapporto scrittorio

La fascicolatura

I formati

Preparazione del foglio

La scrittura

I colofoni

La miniatura

La legatura

L'attrezzatura del copista

Copisti di professione

 

 
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SUPPORTO SCRITTORIO

Anche se in altri periodi sono stati usati diversi materiali come base della scrittura, occupandoci del medioevo è bene parlare di ciò che riguarda il materiale allora più in uso ovvero la pergamena. Questa è una superficie sottile ottenuta dalla pelle di alcuni animali, trattata in modo da renderla liscia, uniforme e bianca. La pelle trattata ha una forma irregolare motivo per cui una volta "ritagliati" i fogli rimangono degli scampoli di pergamena che vengono usati per quegli atti che entravano in un solo foglio, testamenti, vendite eccetera. La parte esterna della pelle, lato pelo, rimane sempre un po' più scura e un po' più ispida della parte interna, lato carne, e passando leggermente la mano in contropelo si può ancora avvertire una certa ruvidità. La parte migliore per la scrittura è il lato più liscio, quello interno, e infatti negli atti su un solo foglio il testo si trovava protetto all'interno sul lato carne, mentre il lato pelo rimaneva all'esterno e qualche volta veniva usato per scrivervi una specie di titolo (attergato, cioè scritto dietro) che segnalava al lettore l'argomento dell'atto, evitandogli di dover aprire ogni volta il documento per sapere di cosa trattasse.

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LA FASCICOLATURA

I fogli che si ricavavano erano piegati in due e composti in fascicoletti che prendevano il nome a seconda del numero di fogli di cui erano composti: il nostro quaderno ad esempio prende il nome da un fascicoletto fatto di quattro fogli piegati in due, quaternione. Ciascuna delle due parti di un foglio si chiama "carta" e ciascuna carta presenta un davanti e un dietro. Recto e verso: queste due parole continuano ad essere in latino nell'uso e significano recto la parte anteriore di un foglio e verso la parte posteriore; data la lettura da sinistra a destra, in un libro aperto avremo il recto a destra e il verso a sinistra. In questo tipo di libri quando bisogna indicare la pagina si usa questo sistema: prima si indica il numero della carta e poi si specifica se si tratta del davanti o del dietro. Solo dopo che erano stati fatti questi fascicoletti poteva iniziare il lavoro di scrittura.

 

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I FORMATI

All'inizio la scrittura era eseguita su una lunga striscia fatta di tanti fogli di papiro incollati per i margini superiore e inferiore, e mentre si scrive la parte scritta arrotolata è tenuta con la mano sinistra e la parte da scrivere pende lungo la gamba destra. Quando poi si passa all'uso della pergamena rilegata a fascicoletti le cose si semplificano e anche la precisione della copia aumenta perché in tal modo il copista può fare delle rigature sul foglio che gli permettono di andare dritto.

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PREPARAZIONE DEL FOGLIO

Con l'uso del testo in forma di libro si possono anche delimitare con precisione i bordi del foglio individuando la zona in cui è possibile scrivere detta specchio di scrittura. La rigatura di preparazione veniva fatta a secco (col pennino asciutto), a piombo (con un punta di piombo) o con inchiostro molto diluito. Il copista non scriveva le iniziali dei capitoli né le iniziali ornate, ma si limitava a tracciare dei sottilissimi caratteri (lettere guida) che indicavano a colui che avrebbe dovuto fare tali decori le lettere da realizzare in quel punto.

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LA SCRITTURA

Il lavoro di scrittura poteva iniziare solo dopo che era stati fatta la fascicolatura. Se si trattava della composizione di un'opera nuova l'autore dettava ad un suo assistente il quale provvedeva a scrivere, per questo non si trovano autografi di alcuni testi antichi, infatti l'autore non li scriveva di suo pugno. L'uso di scrivere di propria mano le opere letterarie inizia solo con XII secolo. I materiali usati, come abbiamo visto, oltre alla pergamena, erano il calamo, una cannuccia appuntita, e successivamente la penna animale, l'inchiostro lavabile a base di gomma o a base di sostanze acide che intacca leggermente la superficie, il calamaio per contenere l'inchiostro, il regolo avo del nostro righello, la pietra pomice per grattare e cancellare gli errori. Il lavoro dello scriba non era certo un lavoro comodo perché almeno fino alla seconda metà del medioevo non esisteva il tavolo su cui appoggiarsi mentre si scriveva. Lo scriba al lavoro stava seduto, con la gamba sinistra piegata, la destra dritta e con un piccolo scrittoio poggiato sul ginocchio; la mano destra scriveva e la sinistra teneva la pergamena. La copiatura era fatta su ordinazione: a volte chi richiedeva la copia forniva anche il testo da copiare, altre volte era il copista stesso che doveva rintracciare un esemplare dell'opera richiesta quindi riprodurlo.

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I COLOFONI

Alla fine della copia, in chiusura, spesso si trovano aggiunte più o meno curiose che il copista inserisce informa di augurio o di battute scherzose. E' il caso di formulette come questa: "come il navigator si rallegra di ritrovare il porto, così chi scrive si rallegra di veder terminata la sua opera", o di inviti ad allegre libagioni: "explicit hic totum: de vino da mihi potum" come a dire: ora che ho finito il mio lavoro dammi un bel bicchiere di vino. Oppure, nel caso di spiriti più libertini, non è rara la richiesta esplicita di una bella figliola: "dentur pro penna scriptori pulchra puella" (cioè per la penna dello scrittore sia concessa una bella ragazza), dove non si può fare a meno di avvertire la parodia di un'altra formula ben più morigerata e casta: "dentur pro penna scriptori caelica regna". E sarebbe possibile continuare con questa rassegna di battute al "peperoncino" che ci colgono inevitabilmente di sorpresa, e che danno un'idea più vivace e ben più realistica di quel medioevo che dipinto come una età oscura di angosce religiose, ossessivamente rivolta ai terrori dell'inferno, moralista fino a essere castrante, ricca solo di inquisitori e streghe, divine maledizioni e punizioni inumane.

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LA MINIATURA XIII - XIV secolo

A copia finita il testo passava nelle mani di un decoratore (miniatore) che provvedeva a realizzare le iniziali ornate con disegni che spesso si richiamano al contenuto del testo stesso. Poi venivano realizzati in rosso i titoli dell'opera, dei capitoli e le altre iniziali. Il testo ormai finito era controllato da eventuali errori, corretto all'occorrenza e finalmente rilegato.

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LA LEGATURA

Prima di iniziare la copia, come si è detto, si realizzavano fascicoletti di quattro-cinque fogli (otto-dieci carte), poi si eseguiva la copia e infine li si "legava" nel vero senso della parola. I fascicoletti venivano impilati e sul loro dorso si incidevano alcune piccole fessure a "v". Poi li si poneva su un particolare telaio che serviva a tendere i nervi di animale. Si facevano entrare i nervi nelle fessure e quindi si cucivano i fascicoli ai nervi con ago e filo di cotone. Una volta legati tutti i fascicoli si annodavano i nervi e si applicava il piatto, cioè una tavoletta che serviva a tenere rigida la copertina. Nella legatura antica questa era fatta da tavolette di legno ricoperte di cuoio o stoffa, con l'aggiunta di fermagli ornati per tenere chiuso il codice o guarnizioni di ferro e talvolta abbellita con pietre preziose.

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L'ATTREZZATURA DEL COPISTA

L'attrezzatura del copista medievale consisteva in:

 * uno scrittoio col piano inclinato
 * il calamo o la penna e il calamarium
 * l'atramentarium per l'inchiostro con tappo di stoffa (due recipienti per il nero e il rosso)
 * gesso per assorbire l'inchiostro
 * pietre pomici
 * coltello per affilare la penna o il calamo
 * rasoi per raschiare la pergamena
 * il punctorium, cioè il compasso per tracciare i forellini che segnavano la distanza tra righe
 * la regula o norma, cioè il righello
 * un punteruolo di legno o una mina di ferro o piombo per tracciare le righe a secco
 * dal 1285 anche gli occhiali 

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COPISTI DI PROFESSIONE

Nel '200 al sorgere delle università, il lavoro di copiatura si organizzò e sorsero delle imprese che eseguivano la copia in serie: un libro era composto di fascicoli, e invece di un solo copista che copiasse tutti i fascicoli ogni impresa disponeva di molti copisti che eseguivano ciascuno la copia di un fascicolo accorciando in tal modo i tempi complessivi di produzione. Il sistema era detto della pecia perché peciae sono chiamate le parti del testo, i fascicoli, non rilegati. L'impresa faceva capo a un libraio autorizzato dall'università che veniva detto stationarius, affittuario, perché il suo lavoro era appunto quello di affittare.

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