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Il giardino del balsamo

Lavorando sull’odeporica (diari di viaggio e di pellegrinaggio) si incontrano spesso leggende apocrife con sviluppi e tradizioni proprie. Una delle più gentili e piene di tenerezza quotidiana è quella del giardino del balsamo, nell’oasi di Matarea, oggi Matarieh, sobborgo del Cairo.
L’episodio che molti viaggiatori del pieno e tardo Medioevo narrano è riferito alla vicenda della fuga in Egitto. Giuseppe, come riporta il vangelo di Matteo, viene avvertito di portare in salvo il bambino e la madre per sottrarli alla persecuzione di Erode il Grande, re della Giudea, allora sotto il protettorato romano. Il resto proviene dal vangelo arabo dell’infanzia, facente parte della serie degli apocrifi. I fuggiaschi incontrano l’oasi di Matarea dove il bambino fa sgorgare una sorgente. La madre lava la sua camicia in quell’acqua e dove cadono le gocce dei panni stesi ad asciugare nasce in quel giardino il balsamo. La leggenda è risalente al XIII secolo e può essere un’interpolazione dell’apocrifo (Craveri).

La Fuga in Egitto di Giotto e bottega nel transetto destro della basilica inferiore di Assisi

Vangelo di Matteo
Un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Alzati, prendi il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e restaci finché io non te lo dico; perché Erode sta per cercare il bambino per farlo morire». Egli dunque si alzò, prese di notte il bambino e sua madre, e si ritirò in Egitto. Là rimase fino alla morte di Erode, affinché si adempisse quello che fu detto dal Signore per mezzo del profeta: «Fuori d’Egitto chiamai mio figlio» (Es 1, 15). Mt 2, 13-15

 

Vangelo arabo dell’infanzia

Da qui si diressero alla (città del) famoso sicomoro, che oggi si chiama Matarea, e a Matarea il Signore Gesù fece sgorgare una fontana nella quale santa Maria lavò la sua tunica. E dal sudore del Signore Gesù, che essa fece lì gocciolare, si produsse in quella regione il balsamo. Vangelo dell’infanzia arabo siriaco, in I vangeli apocrifi, a cura di M. Craveri, Einaudi, Torino, 1990, p. 127.

 

Laurenziana, Ms. 387, c. 5r

 

Il racconto di Leonardo Frescobaldi nel 1385

Questo luogo della Materia è quel luogo dove prima si riposò nostra Donna innanzi che entrasse nel Cairo. E ivi avendo sete, lo disse al suo fanciullino Cristo Gesù, ed egli col piede razzolò in terra, e ivi di subito nacque una grandissima fonte e copiosa di buona acqua. E quando si furono riposati, ella lavò colle sue santissime mani i pannicelli del fanciullo; e lavati che gli ebbe, gli tese a rasciugare in su certi arbuscellini di grandezza di mortine di due anni; le loro foglie sono come di basilico, e da quel punto in qua quegli arbuscelli sempre hanno menato e menano balsimo che più non ne nasce nel mondo (…).

Questo fattore [il turcimanno Elia n.d.r.] ci menò a vedere il giardino e come si coglie il balsimo, il quale si coglie in questo modo: che levano di quelle foglie che sono intorno al gambo come di basilico, e di quindi esce certe gocciuole bianche a modo di lattificio di fico, e con un poco di bambagia ricolgono questo liquore; e quando hanno inzuppata la bambagia, la premono colle dita in una ampoluzza, e penasi un gran pezzo ad averne un poco. In questo luogo stemo tutto questo dì, e per simonia n’ebbi tutto quello che si colse e parecchie altre ampolluzze, e così n’ebbe alcuno de’ compagni, ma minore quantità.

In questo giardino si è un fico di Faraone, il quale ha un ramo cavato, dove nostra Donna pose il fanciullo mentre ch’ella lavò i panni. E sappiate che per tutto questo paese per insino al Cairo non è altra acqua, e con questa innacquano tutta la contrada con certi anificii che fanno volgere a’ buoi; e mai non vogliono volgere dal sabato sera a vespro insino al lunedì mattina. In questo luogo recamo ogni nostro guernimento,salvo che acqua, per passare ‘l diserto, e quivi al tardi empiemo i nostri otri d’acqua e caricamo i nostri cammelli, mettendoci nel nome di Cristo per lo diserto, tenendo verso il mare Rosso per fare la via di Santa Caterina.

Leonardo FrescobaldiViaggio in Terrasanta (1385), in Pellegrini scrittori: viaggiatori toscani del Trecento in Terrasanta, a cura di Antonio Lanza e Marcellina Troncarelli, Ponte alle Grazie, Firenze, 1990.


Il racconto di Marco di Bartolomeo Rustici
Inverso levante e tramontanaIn Egitto vi sta una villa acasata, chiamasi la Mattalia, nella quale quando la vergine Maria madre di Cristo fugiva in Egitto per la persecuzione di Erode col suo figliuolo santissimo Iesù Cristo, insieme col vechierello Giusepo andando di drieto all’asino. E in quelo luogo le venne grande sete, lei subito il guardando in faccia i·suo santo figliuolo, dicendo: «Io ho sete»; di onde lei beve Gioseppe, e poi in questa acqua lei lavò gli panni al suo figliuolo. Lavato ch’ebe gli panni, quante gocciole d’acqua cade da quelli panni di Cristo tanti albori mi nascerono, e quelli fanno il balsimo. E avisandovi che i·niuna parte del mondo si truova balsimo acetto che in questo luogo.
Marco di Bartolomeo Rustici, Dimostrazione dell’andata e viaggio al Santo Sepolcro e al Monte Sinai, (1442-1457), a cura di K. Olive e N. Newbigin, in Codice Rustici, vol. 2, Firenze, Olschki, 2015, p. 222.


Historia Plantarum, XIV sec., Biblioteca Casanatense di Roma, Ms. 459, c. 33v

 

Il balsamo

“Il balsamo si trova presso Babilonia in un certo campo in cui vi sono sette fonti. Se si trasferisce altrove non fa né fiori né frutti. In estate i suoi rami si incidono con un coltello non tropo profondamente per far fuoriuscire il succo. Le gocce si raccolgono in vasi di vetro sospesi in corrispondenza delle incisioni. Il succo ha virtù energica, ma è molto costoso”.
Historia Plantarum, a cura di V. Segre Rutz, Cosimo Panini Editore.
Nota: Potrebbe trattarsi del Commiphora opobalsamum Commiphora gileadensis.

1 Comment

  1. Pino says:

    Grazie per questo bellissimo post. Le auguro un sereno Nuovo Anno.

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