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Il suono del lutto

Non ne ho mai sentito il suono, se non in occasioni didattiche, ma mia madre mi ha sempre raccontato di questa strana cosa che era l’inibizione delle campane nella Settimana Santa. Durante il periodo che precede la Pasqua, in particolare dopo i riti della coena domini (parzialmente riformati da Papa Francesco I), il suono delle campane era ed è inibito in quanto facente parte di un sistema liturgico ben preciso. La campana tutt’oggi è soggetta ai riti della devozione pasquale e in alcune zone, ad esempio, la Domenica  delle Palme si cambia il vecchio ramo di ulivo benedetto applicato ai ceppi con il nuovo.  In particolare le corde vengono legate ai battagli e le campane da quel momento tacciono. In assenza di campane diventa così necessario un sostituto che consiste in una scatola sonora o più in generale in un oggetto sonoro povero. 

In molte parti d’Italia esso non si usa più ma essi erano una vera e propria alternativa, prendevano nomi diversi ed erano utilizzati per segnalare le funzioni liturgiche. Questi crepitacoli prendevano le forme e i nomi di tràccola, raganella, battola in toscana, in sicilia tràccula. Troccoletraccola secondo il DEI deriva dal latino trochus ossia ruota di ferro usata dai ragazzi per divertirsi. In napoletano sono attestate le forme tròcula, battola, raganella. In calabrese toccara. In friulano scraçulon. Taulittas o matracca in sardo. Nel trevigiano esiste il rebegon. Nel ticinese la tarlaca. Per altre forme consultare questo link. Le traccole sono composte di una tavola di legno su cui sono installate delle maniglie di metallo. Agitando la traccola le maniglie metalliche percuotono la parte in legno producendo il suono. In altro tipo di traccola è invece quella con impugnatura a bastone, in cui il suono è ottenuto facendo ruotare la parte superiore dello strumento. Grazie al movimento un lembo di legno batte su di ruota dentata producendo il suono.

In allegato un bell’articolo di Roberta Tucci dal titolo: Gli strumenti delle tenebre

Nella gallery e nei video si possono vedere alcuni esempi di crepitacoli.

Se qualcuno ne vuole segnalare altri, lasci il link nei commenti.

Necessita un’integrazione a questo post perché stanno arrivando altri contributi.

Graziano Sbrana segnala che nel pisano si chiama tabella ed era una grossa tavola che aveva sulle due facce dei battenti in metallo che suonavano per scotimento. Dal rumore sgraziato e continuo, deriva, rivolto a chi parla troppo e in modo fastidioso, il seguente modo di dire: ” ma ti ‘heti un po’, se’ peggio della tabella der giovedì santo!”. Questo mi ha fatto ricordare che la mia mamma, cresciuta nella campagna lucchese, usava dire di qualcuno che parlava troppo e in modo fastidioso: “lellì o lullì è una traccola”.

Monica Chiantini segnala che nel Chianti fiorentino si chiamano raganelle, perché il suono prodotto è assimilabile a quello del gracidare della rana. Ma da anche indicazioni sull’etimo. Gabriella Piccinni segnala che a Siena lo strumento si chiama raganella. 

Angela Amadei mi segnala che a Crasciana (Bagni di Lucca, Lucca) e si chiama mulinettoBruno Micheletti mi ha mandato le foto dello squatrascione e della giracola di Casabasciana (Bagni di Lucca, Lucca). Sotto potete sentire la registrazione del suono dello squatrascione.

Suono dello squatrascione di Casabasciana

 

Vincenzo Valenti segnala la trucculiata di Misilmeri, Palermo.

 

Lucia Costa segnala che nelle valli imperiesi, in mancanza di campane si usa il suono cupo delle conchiglie da segnalazione marina. Nell’imperiese in alcuni paesi, soparattutto a Ceriana, al posto delle conchiglie si usano corni fatti con corteccia di castagno fresca. Durante la Messa cantata della domenica di Pasqua, il suono dei corni è alternato a quello delle  tabulae  tavolette di legno, su cui battendo un bastone di ferro si produce un particolare suono cupo.


 

Rebegon


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